Su questi temi si è recentemente pronunciata la Corte di Cassazione, con la sentenza del 21 giugno 2018, n.16311, con cui ha riconosciuto la responsabilità civile di un quotidiano, ed il conseguente obbligo di risarcimento dei danni, a causa della illegittima divulgazione di una notizia inerente lo stato di salute di due giovani. In particolare, nel gennaio 2000, appariva, su un giornale locale, un articolo nel quale si era dato spazio alla notizia della morte di un ragazzino di soli 12 anni, a causa di un’influenza, fatale a causa di una sindrome, di cui il bambino era affetto, aggiungendo che anche i fratelli maggiori soffrivano della medesima patologia. I due giovani, ritenendo la pubblicazione relativa al loro stato di salute gravemente illegittima, avevano agito in giudizio contro la Società editoriale ed il giornalista autore dell’articolo, chiedendo il risarcimento dei danni non patrimoniali subiti in conseguenza della illegittima divulgazione della notizia. I Giudici di primo e secondo grado accoglievano la domanda risarcitoria, evidenziando che la divulgazione della notizia relativa allo stato di salute ed alla patologia ereditaria dei fratelli maggiori era del tutto avulsa dal contenuto dell’articolo e dall’informazione che si doveva dare e, pur essendo la notizia vera, è viceversa “mancato del tutto l’interesse pubblico alla conoscenza delle patologie dei fratelli del bambino deceduto”, in quanto “per i lettori sarebbe stato sufficiente sapere che il decesso a causa di un’influenza non celava, in ipotesi, forme pericolose di contagio o di virus pericolosi per la salute collettiva, bensì trovava causa nella personale, pregressa, patologia del deceduto”. La Corte di Cassazione ha confermato la correttezza delle pronunce di condanna, richiamando innanzitutto il consolidato principio in giurisprudenza che “la lesione dell’onore e della reputazione altrui non si verifica quando la diffusione a mezzo stampa delle notizie costituisce legittimo esercizio del diritto di cronaca, condizionato all’esistenza dei seguenti presupposti: la verità oggettiva della notizia pubblicata; l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto (c.d. pertinenza); la correttezza formale dell’esposizione (c.d. continenza)”. Pertinenza e continenza non ricorrenti nel caso di specie, ove “l’interesse pubblico alla notizia del decesso di un dodicenne a causa di un’influenza, che aveva avuto conseguenze letali in quanto aveva colpito un bambino sofferente di una pregressa patologia, era soddisfatto in via esclusiva fornendo tale informazione. In tal modo, il giornalista aveva descritto e, contemporaneamente, delimitato l’ambito della vicenda, informando i lettori ed evitando il sorgere di allarmismi sulle cause e sulle ragioni dell’infausto evento, messo in relazione con la patologia che affliggeva S.G.”. La diffusione da parte dell’odierno ricorrente “di informazioni relative alla salute dei fratelli di G. -senza il loro consenso-“, … viceversa “non aveva nessuna attinenza con la notizia principale, era del tutto priva di interesse pubblico, bensì aveva il solo scopo di riferire circostanze in grado di catturare maggiormente l’attenzione del lettore”. La Corte, quindi, ha confermato che nel caso di specie sussisteva la violazione del diritto alla riservatezza e che correttamente andava riconosciuto un risarcimento per i danni non patrimoniali subiti dai due giovani, che avevano visto di pubblico dominio la notizia della malattia di cui erano affetti. E tra l’altro ciò, aggiunge la Corte, “si è verificato in un periodo della loro vita in cui, essendo in formazione la personalità del giovane, è molto importante e delicata l’attività sociale rivolta a stringere amicizie, rapporti sentimentali e sociali in genere” e “nella specie la notorietà del triste decesso del loro congiunto si è unita alla divulgazione della notizia della patologia di cui essi soffrivano, in tal modo potendo generare nei danneggiati il comprensibile timore di non essere accettati o di essere considerati “malati” all’interno della comunità in cui vivevano”, sicchè “la pubblicazione in esame ha avuto… l’attitudine a descrivere i fratelli come dei soggetti in qualche modo “a rischio” di vicende analoghe a quella accaduta al loro fratello minore ed ha così potenzialmente scoraggiato relazioni amicali o sentimentali, a tutto loro danno”, a fortiori in considerazione della circostanza che “chi vive in una piccola comunità è certamente interessato anche alle vicende locali” ed è interessato alla lettura di “quotidiani a tiratura locale, che informano con dovizia di particolari su quanto accade nella zona di diffusione del giornale”, con conseguente “pervasività della notizia soprattutto in ambito locale”.

WP to LinkedIn Auto Publish Powered By : XYZScripts.com