Sul tema del risarcimento dei danni da immissioni illecite di fumi e odori, si è, di recente, pronunciata la Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 1 ottobre  2018, n. 23754, all’esito di un giudizio iniziato da due Signore, proprietarie di un appartamento all’ultimo piano di un edificio, che, non potendo più sopportare le immissioni provenienti da un edificio vicino, avevano agito davanti al Tribunale. Le Signore chiedevano che la proprietaria della canna fumaria, socia della Società che gestiva l’attività di ristorazione svolta al piano terra, da cui provenivano i fumi e gli odori, fosse condannata a rimuovere in via d’urgenza la canna fumaria, apposta lungo una facciata dell’edificio, in violazione anche delle norme in materia di distanze, al fine di eliminare i fumi, il calore e gli odori prodotti dall’attività. Chiedevano, altresì, al Tribunale il risarcimento dei danni subiti per le illegittime immissioni che avevano dovuto sopportare nel tempo. Il Giudice, all’esito di una consulenza tecnica, ordinava l’immediata rimozione della canna fumaria e la sua collocazione in altro sito, con l’osservanza delle norme vigenti in materia di distanze; e parimenti, per quanto riguarda la domanda di risarcimento dei danni, condannava la proprietaria del ristorante convenuta al risarcimento dei danni non patrimoniali, che liquidava in € 5.000,00 per ciascuno dei richiedenti. La Corte d’appello confermava la pronuncia. Il giudizio finiva davanti alla Corte di Cassazione, che, con la pronuncia del 1 ottobre 2018, a sua volta ne confermava in via definitiva l’esito. La Corte di Cassazione ha affermato che “l’assenza di un danno biologico documentato non osta al risarcimento del danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite, allorchè siano stati lesi il diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione ed il diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, quali diritti costituzionalmente garantiti, nonchè tutelati dall’art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, la prova del cui pregiudizio può essere fornita anche con presunzioni.”. E ancora “Il riconoscimento del danno non patrimoniale quale conseguenza delle immissioni illecite prodotte dalla condotta della convenuta, lungi dal ristorare un danno in re ipsa, costituisce il frutto di un apprezzamento dei concreti e rilevanti disagi prodotti in danno dei convenuti, che hanno visto in tal modo gravemente compromesse le abitudini di vita quotidiana, disagi che, come detto, giustificano la risarcibilità del danno subito ex art. 2059 c.c..”.

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