La quantificazione del danno all’ immagine deve tenere conto del fatto che ai nostri giorni la diffusione della notizia pubblicata sui quotidiani oltrepassa, attraverso il web, qualunque limite. Così si

è pronunciata la I sezione centrale della Corte dei Conti d’appello, con la sentenza n.370 depositata il 26 settembre 2018, al termine di un giudizio proposto contro un dipendente pubblico per il risarcimento dei danni per l’illecita condotta da lui tenuta in servizio. In particolare, egli, all’epoca dei fatti contestatigli Maresciallo della Guardia di Finanza, avvalendosi del suo status e delle mansioni svolte, aveva concusso, con varie condotte protratte per un paio d’anni, numerosi esercizi commerciali della città di residenza, appropriandosi di beni o conseguendo utilità del tutto ingiustificate e, quindi, illecite. Veniva così citato in giudizio per il risarcimento dei danni provocati con il suo comportamento all’Amministrazione di appartenenza, in particolare, tenendosi anche conto che la notizia del suo comportamento era stata oggetto di pubblicazione sulla stampa, per il danno all’immagine causato. Il danno veniva quantificato dalla Corte dei Conti, in primo grado, in € 120.000,00, in ragione anche della gravità della condotta tenuta come era stata già accertata anche in sede penale, decisamente spudorata, esercitata in modo consuetudinario per anni ed evidentemente conseguente allo sfruttamento della posizione di supremazia per il ruolo rivestito. La Corte dei Conti d’appello, con la sentenza di pochi giorni fa, ha confermato la pronuncia di primo grado ed ha rilevato che, nel caso, erano stati ben rinvenuti e riconosciuti tutti i principi e i criteri corretti relativi alla esistenza ed alla quantificazione del danno all’immagine. In particolare, “con particolare riguardo al d. clamor fori, che si configura quale metro di valutazione dell’ammontare di tale tipologia di danno, è appena il caso di evidenziare, in disparte la copiosità degli articoli di stampa presenti agli atti, che non corrisponde assolutamente al vero che essi siano rimasti confinati nello stretto ambito provinciale, atteso che quotidiani quale ad es., La Nazione, sono a tiratura nazionale e valicano agevolmente i confini provinciali e, sinanche, regionali. Come non va sottovalutato che, oggi, la lettura dei quotidiani oltrepassa qualunque limite, essendo agevolmente fruibili attraverso il web.”. A ciò si doveva aggiungere la vasta platea di interlocutori cui il responsabile si era rivolto, che ha fatto da cassa di risonanza dei comportamenti sanzionati e correlativamente del discredito arrecato all’intero Corpo della Guardia di Finanza, istituzionalmente preposto al perseguimento di tali condotte quando poste in essere dai consociati. La Corte dei Conti d’appello ha, così, confermato la liquidazione effettuata del danno all’immagine, correttamente svolta sulla base di criteri oggettivi, soggettivi e sociali ampiamente precisati in giurisprudenza e assolutamente condivisi.

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