E’ necessario trovare un punto di equilibrio tra il diritto all’oblio e il diritto all’informazione. Il bilanciamento tra questi due diritti incide sul modo di intendere la democrazia nella nostra attuale società civile. Così ha affermato la terza Sezione civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 5 novembre 2018, n.28084, con cui è stata rimessa al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite la questione, ritenuta di particolare importanza, concernente il bilanciamento del diritto di cronaca – posto al servizio dell’interesse pubblico all’informazione – e del c.d. diritto all’oblio – posto a tutela della riservatezza della persona – , alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale nell’ordinamento interno e sovranazionale. Il caso affrontato è quello della ripubblicazione, dopo oltre 25 anni, di un articolo su un caso di omicidio famigliare verificatosi nei primi anni ’80 e dopo che il responsabile aveva integralmente espiato la sua pena, aveva riaperto una sua attività e stava provando a reinserirsi nella società civile. Il protagonista della vicenda, non condividendo la ripubblicazione e, anzi, ritenendo di averne subito una grave lesione, aveva convenuto in giudizio il quotidiano, il suo direttore responsabile e la giornalista che aveva scritto l’articolo. Aveva allegato che l’articolo pubblicato si era riflesso sul suo stato di salute precario, creandogli un profondo senso di angoscia, e aveva cagionato un grave danno per la sua immagine e reputazione; danni, patrimoniali e non patrimoniali, causati dalla palese violazione del suo diritto all’oblio. Il giornale e i giornalisti, invece, avevano difeso la legittimità del loro operato, inserito nel contesto di una rubrica settimanale, dedicata agli avvenimenti più importanti degli ultimi 30/40 anni per una certa comunità, e quell’episodio (per vari motivi, dall’efferatezza alla giovane età delle vittime) aveva profondamente colpito la piccola città dove risiedevano i protagonisti. Il Tribunale di primo grado aveva rigettato la domanda, e parimenti aveva fatto la Corte d’appello, che aveva ritenuto non poteva trovare accoglimento il richiamo al diritto all’oblio. La vicenda è andata in Corte di Cassazione, che ha subito sottolineato la rilevanza delle questioni in esame, evidenziando che esse sottendono la ricognizione del quadro normativo e giurisprudenziale, interno e sovranazionale, in merito al bilanciamento di due diritti fondamentali, il diritto di cronaca e il diritto all’oblio. Il diritto di cronaca, diritto pubblico soggettivo, da ricomprendersi nella libera manifestazione di pensiero e di stampa e che consiste nel potere-dovere, conferito al giornalista, di portare a conoscenza dell’opinione pubblica fatti, notizie e vicende interessanti la vita sociale. Il diritto di cronaca non è, tuttavia, senza limiti, ed, anzi, secondo la giurisprudenza è legittimo quando vi sono tre condizioni, tra loro strettamente connesse (che devono sussistere sia al momento iniziale della diffusione della notizia, sia nel tempo per consentire la legittimità della loro rievocazione): a) utilità sociale dell’informazione; b) verità dei fatti; c) forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione. Dall’altro lato, invece, la Cassazione ricorda che il diritto all’oblio, sin dal 1998, è stato da Essa ritenuto come “giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata”  e che per la legittimità del diritto di cronaca è necessaria l’attualità della notizia. La Cassazione ricorda anche che, in varie pronunce degli anni successivi, in materia di trasposizione on line degli archivi storici e diffamazione a mezzo stampa, la giurisprudenza ha tutelato e ampliato il diritto all’oblio, come “diritto (per così dire dinamico) volto alla contestualizzazione, all’aggiornamento ovvero all’integrazione dei dati contenuti nell’articolo”  e ha ribadito che occorre un interesse effettivo e attuale alla diffusione di notizie risalenti. La Sezione terza, poi, ricorda che anche la Sezione Prima della stessa Corte di Cassazione ha affrontato il delicato tema del bilanciamento tra questi due opposti diritti in varie pronunce, anche molto recenti, ed in particolare nell’ordinanza del 20.3.2018, n.6919 ha indicato i cinque specifici e determinati presupposti, in forza dei quali il diritto fondamentale all’oblio può subire una compressione: contributo della notizia a un dibattito di interesse pubblico, interesse effettivo e attuale, elevato grado di notorietà del soggetto, modalità impiegate per ottenere e dare l’informazione, preventiva informazione all’interessato. Rispetto a tale ultima indicazione della sezione Prima, la sezione Terza ritiene necessario che le Sezioni Unite chiariscano se i 5 requisiti indicati per la limitazione del diritto all’oblio debbano sussistere congiuntamente (nel qual caso si pensa che il diritto all’oblio potrebbe prevalere sul diritto di cronaca in casi davvero rari) oppure in via alternativa. Peraltro, la necessità di una pronuncia chiarificatrice deriva anche dalla circostanza che, da ultimo, è divenuto applicabile il Regolamento europeo n.2016/679, che, all’art.17, regola anche il diritto all’oblio. La Sezione terza, pertanto, ritiene necessaria una pronuncia da parte delle Sezioni Unite, che dia delle indicazioni definite: il bilanciamento tra il diritto di cronaca ed il diritto all’oblio incide, infatti, sul modo di intendere la democrazia nella nostra attuale società civile, fra pluralismo delle informazioni e tutela della personalità, ed è, dunque, una questione di massima di particolare importanza. Restiamo in attesa, quindi, nel prossimo futuro del pronunciamento delle Sezioni Unite.

WP to LinkedIn Auto Publish Powered By : XYZScripts.com