Il diritto è anche #questionedilibri. Non intendo i libri che contengono la tecnica del diritto, quella che riguarda direttamente solo i giuristi.

Intendo, invece, i libri che parlano a tutti, giuristi e non, del diritto che regola la nostra vita quotidiana.

“Il diritto è la vita umana riassunta dalle leggi che la regolano” è la citazione di Francesco Carnelutti, noto giurista, che il grandissimo magistrato e scrittore Francesco Caringella riporta nell’introduzione – La giustizia riguarda tutti – del suo libro 10 lezioni sulla giustizia per cittadini curiosi e perplessi (ed. Mondadori).

I libri sono uno strumento importantissimo per diffondere la cultura del diritto, dei diritti, della legalità, della responsabilità civile tra adulti, ragazzi e bambini.

Nella pluralità delle diverse visioni trasmesse da ogni storia e da ogni autore si può provare a costruire una cultura condivisa di rispetto delle regole della vita umana come individui singoli e parti di una collettività.

Per questo credo che per un avvocatə contribuire alla diffusione della cultura del diritto anche attraverso la lettura sia un compito (ed un piacere) impagabile.

Dal prossimo mese di giugno, allora, lo farò, a beneficio di chi vorrà, ogni mese della prossima estate.

Il consiglio di lettura arriverà puntuale sul sito e sui canali social dello studio: il primo di ogni mese.

Vi aspetto!

E se, poi, avrete voglia, mi farà piacere sapere cosa ne pensate dei libri di volta in volta consigliati!

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 10 maggio 2021, n. 12225, si è pronunciata sulla questione della responsabilità del produttore di prodotti (nel caso, farmaci) rivelatisi difettosi.

La vicenda risale alla domanda di risarcimento dei danni proposta contro una casa farmaceutica da un consumatore che, a seguito dell’assunzione di un farmaco (immesso sul mercato italiano e successivamente ritirato) aveva subito una malattia invalidante.

Il Tribunale prima e la Corte d’appello dopo avevano riconosciuto la responsabilità della casa farmaceutica, che è stata confermata anche dalla Corte di Cassazione con questa sentenza di pochi giorni fa.

L’accertamento della responsabilità della casa farmaceutica trova, secondo la Corte, innanzitutto, il suo fondamento nell’accertamento della difettosità del prodotto. La Cassazione richiama la nozione di prodotto difettoso delineata dall’art.117 del vigente Codice del consumo, che definisce “difettoso” “non già ogni prodotto insicuro bensì quel prodotto che non offra la sicurezza che ci si può legittimamente attendere in relazione al modo in cui il prodotto è stato messo in circolazione, alla sua presentazione, alle sue caratteristiche palesi alle istruzioni o alle avvertenze fornite, all’uso per il quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato, ai comportamenti che in relazione ad esso si possono ragionevolmente prevedere, al tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione”.

Secondo la Corte, il concetto di difetto è così sostanzialmente riconducibile al difetto di fabbricazione, ovvero alle ipotesi dell’assenza o carenza di istruzioni, ed è strettamente connesso al concetto di sicurezza.

La norma pone così una forma di responsabilità presunta a carico del produttore: il danneggiato deve dimostrare che il prodotto ha evidenziato il difetto durante l’uso, che ha subito un danno e che il danno deriva dal difetto. Fornita dal danneggiato tale prova, il produttore ha, invece, l’onere di dare la prova liberatoria, consistente nella dimostrazione che il difetto non esisteva quando ha posto il prodotto in circolazione, o che all’epoca non era riconoscibile come in base allo stato delle conoscenze tecnico-scientifiche.

Nel caso affrontato, la Corte ha ritenuto che il danno subito dal consumatore doveva ricondursi all’uso del prodotto difettoso ed il produttore, di conseguenza, deve essere condannato al risarcimento.

Le conseguenze del comportamento degli ausiliari ricadono anche su colui che, nell’adempimento di un’obbligazione, si avvale della loro opera.

Ovvero, secondo un antico noto principio, chi trae i vantaggi da una situazione, deve sopportarne anche gli svantaggi.

L’occasione per ricordarlo viene da una sentenza della Corte di Cassazione del 15 aprile scorso.

 

LA STORIA. Una società attiva nella vendita all’ingrosso di cancelleria agiva in giudizio per il recupero di un proprio credito derivante da una fornitura di merce. La società chiamata in causa per il pagamento eccepiva che l’ordine della merce non pagata era stato fatto oralmente da un dipendente non autorizzato agli acquisti, mentre era prassi della società che gli ordini venissero fatti solo per iscritto e solo a seguito di autorizzazione dell’amministratore della società. Pertanto, a suo dire, l’ordine non era valido e il pagamento non era dovuto.

 

LA DECISIONE. La Corte di Cassazione, con la sentenza del 15 aprile 2021, n.9866, ha affermato che la controversia doveva essere risolta facendo riferimento ai principi sulla responsabilità contrattuale.

La Corte ha osservato che il soggetto che, nella sua attività, si avvale dell’opera di terzi, assume il rischio connaturato alla loro utilizzazione. Pertanto, risponde direttamente di tutte le attività dannose, dolose o colpose, che ai suoi ausiliari siano state rese possibili in forza della posizione loro affidata e che integrano il “rischio specifico” di quell’attività assunto dall’imprenditore.

Il fatto che, nel caso affrontato, il dipendente aveva fatto un ordine verbale diretto e non aveva osservato la prassi aziendale di acquistare le merci con ordini scritti dell’amministratore, non poteva essere imputato alla società fornitrice, ma doveva restare a carico della società il cui dipendente aveva fatto l’ordine.

Questa responsabilità si fonda sul principio cuius commoda eius et incommoda (ovvero, come dicevamo all’inizio, chi trae i vantaggi da una situazione, deve sopportarne anche gli svantaggi) e deriva dall’applicazione dell’art.1228 codice civile – norma dettata proprio in tema di responsabilità contrattuale per il comportamento dei propri ausiliari – e dal principio dell’apparenza colposa (posto che l’ordine proveniva da un soggetto che era, in apparenza, titolare di una posizione di dipendenza all’interno della società, che ha un sicuro valore ai fini del comportamento secondo correttezza e buona fede).

“Il tempo è denaro” diceva già Sir Francis Bacon qualche secolo fa.

Ce lo ha ricordato l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con una sentenza di pochi giorni fa.

La storia è quella di un’azienda che non ha ottenuto degli incentivi tariffari richiesti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, a causa del ritardo della PA nella chiusura del procedimento.

Ciò per un nuovo divieto normativo che, se i termini del procedimento fossero stati rispettati, non le sarebbe stato applicato.

Il Consiglio di Stato ricorda che “l’ingiustificato ritardo nel rilascio del provvedimento è una responsabilità dell’amministrazione. La PA infatti ha l’obbligo di definire in tempi certi la sua azione pubblica e il soggetto privato ha diritto di pretendere che tale “potere” venga esercitato secondo una tabella di marcia definita”.

In mancanza, l’azienda ha diritto al risarcimento del #danno per il fatto illecito della PA, come perdita di chance, quantificato anche in via equitativa.

Il risarcimento è uno strumento dato ai cittadini, oltre al tradizionale annullamento, per una tutela più piena verso comportamenti, omissioni, ritardi illegittimi da parte delle PA.

(Adunanza Plenaria – Consiglio di Stato, n.7 del 23.4.2021)

“Un diamante è per sempre”: chi non conosce questo fortunato slogan pubblicitario legato a questa pietra preziosa?

Purtroppo, però, negli ultimi anni i diamanti sono passati alla ribalta delle cronache, o forse meglio dei tribunali, anche per una non altrettanto felice vicenda di cui in tanti abbiamo sentito parlare.

La vicenda è legata ai diamanti da #investimento. Investimento che si è poi rivelato fallimentare e dal quale sono discesi danni rilevanti ai numerosi investitori che, quasi sempre tramite le banche, avevano investito i loro risparmi nell’acquisto dei diamanti.

Il principale tema di discussione affrontato in varie sedi è stato, dunque, proprio quello della responsabilità delle banche.

Il Consiglio di Stato, con due sentenze dell’11 marzo 2021, pronunciandosi in merito ad una sanzione inflitta dall’Antitrust, ha riconfermato la responsabilità delle banche nelle pratiche commerciali scorrette ai danni dei risparmiatori. Ha riconosciuto il “coinvolgimento attivo” delle banche, che in questa vicenda “non hanno svolto il ruolo di mere segnalatrici dell’interesse degli investitori”, con conseguenti responsabilità.

La Cassazione, con una sentenza di pochi giorni fa (n.4035 del 16 febbraio 2021), ha affermato la responsabilità della ASL, quale “custode” per i  danni subiti dal pedone caduto a terra, a causa di una mattonella sconnessa sul marciapiede davanti al Pronto Soccorso. La Corte ha anche ritenuto che la distrazione del pedone non può escludere la responsabilità e potrà, eventualmente, avere rilievo solo ai fini della quantificazione dell’importo dei danni.

Il tema della responsabilità da cosa in custodia è dibattuto molto spesso nei Tribunali, e vale, pertanto, la pena cogliere l’occasione della sentenza per riparlarne.

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