In materia di contratti e di effetti su di essi derivanti dalla pandemia da Covid19, si è espressa la Corte di Cassazione nella relazione 56 dell’8 luglio 2020, il cui testo integrale è disponibile al seguente link

La Corte ripercorre la normativa in tema di impossibilità sopravvenuta e di eccessiva onerosità sopravvenuta, per giungere a dare, infine, rilievo ai principio di conservazione del contratto e di rinegoziazione del contratto squilibrato.

Conclude, infatti, rilevando che “Qualora il sinallagma contrattuale sia stravolto dalla pandemia e la parte avvantaggiata disattenda gli obblighi di protezione nei confronti dell’altra, limitare la tutela di quest’ultima alla risoluzione e al risarcimento del danno significherebbe demolire il rapporto contrattuale, incanalandolo in quell’imbuto esiziale che la clausola di buona fede e la rinegoziazione dovrebbero valere a scongiurare. “.

 

L’esercizio di una attività pericolosa, tale per la sua natura ovvero per la natura dei mezzi adoperati, fa insorgere, ai sensi dell’articolo 2050 c.c., la responsabilità oggettiva in capo al titolare dell’attività il quale sarà tenuto al risarcimento del danno cagionato ad altri laddove non provi di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno stesso.

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 07 novembre 2019 n. 28626, si è pronunciata in merito alla responsabilità del produttore e del distributore di un materiale intrinsecamente pericoloso – nel caso di specie si trattava di nitrocellulosa – a seguito dei danni verificatisi per il divampare di un incendio all’interno di un’impianto di produzione di vernici, nel quale era stoccata la nitrocellulosa destinata ad essere utilizzata nel ciclo produttivo.

La Corte, in particolare, ha affermato che in un ciclo produttivo nel quale vi sia l’impiego di materiale pericoloso, il rischio di impresa attinente alle successive fasi produttive, autonome e indipendenti, che impieghino la materia prima fornita non ricade in capo al produttore e al distributore del materiale stesso.

La responsabilità per l’esercizio di attività pericolosa, infatti, non si configura in danno del produttore e distributore del prodotto pericoloso e a favore del titolare della fase di produzione successiva, il quale deve assumere gli oneri di precauzione che siano necessari e adeguati alla propria attività. La responsabilità dei produttori e distributori del materiale pericoloso sussiste, invece, laddove il soggetto danneggiato dia prova del nesso causale tra l’attività svolta dai primi soggetti ed il danno subito.

Sviluppo sostenibile, ovvero, secondo il Programma delle Nazioni unite per l’ambiente, “il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.

L’AGENDA 2030.

Questo obiettivo trova il suo fondamento compiuto nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione globale adottato all’unanimità dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite con la risoluzione 70/1 del 15 settembre 2015, intitolata: Trasformare il nostro mondo. L’Agenda per lo sviluppo sostenibile. Comprende 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che gli Stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2030, articolati a loro volta in 169 traguardi specifici, tra loro interconnessi e indivisibili, che costituiscono il nuovo quadro di riferimento per lo sviluppo sostenibile.

Secondo questo approccio, Governi, Imprese e Professionisti devono, quindi, prendere le proprie decisioni armonizzando TRE DIMENSIONI: ENVIRONMENTAL, SOCIAL e GOVERNANCE – ovvero impegno nella tutela ambientale, equità sociale e prosperità economica. Contribuire a dare attuazione ad AZIONI CONCRETE volte a realizzare i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile è uno degli obiettivi anche di questa attività professionale. Ho, così, organizzato l’attività con un approccio orientato alla sostenibilità nei suoi tre fattori, che tengano conto delle peculiarità di questa professione. E’ evidente che la sostenibilità di uno Studio legale si gioca non tanto nel profilo ambientale in senso stretto, perchè l’impatto ambientale di questa professione è modesto. La parte più impegnativa riguarda, invece, l’aspetto sociale e di governance.

RESPONSABILITA’ SOCIALE

Credo nella funzione sociale della mia professione e nel suo ruolo di protagonista della propria realtà economica e sociale. Lo studio, così, presta attenzione e impegno nel sociale con varie attività:

  • prestazioni professionali pro bono a favore di alcuni Enti del terzo settore e sostegno di iniziative a servizio della comunità;
  • attività a favore di non abbienti, attraverso l’iscrizione all’elenco degli Avvocati abilitati al gratuito patrocinio;
  • pubblicazione costante di aggiornamenti giuridici sul sito di studio e attraverso i canali social, a beneficio di una diffusa e gratuita informazione giuridica qualificata;
  • sottoscrizione e condivisione dei princìpi del Manifesto della comunicazione non ostile, un progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole;
  • attività di alternanza scuola lavoro presso lo studio di studenti delle scuole superiori;
  • partecipazione a incontri nelle scuole per sensibilizzare ragazzi e genitori al rispetto delle regole della rete.

RESPONSABILITA’ ECONOMICA DI GOVERNANCE

E ancora, sostenibilità nell’organizzazione dell’attività dello Studio e nella gestione della relazione con le persone con le quali si viene in contatto (clienti, collaboratori, altri professionisti, fornitori, …), a beneficio della comune prosperità economica:

  • implementazione della digitalizzazione dei servizi, con utilizzo di strumenti di comunicazione elettronica e di piattaforme per le videoconferenze e per lo scambio documentale;
  • flessibilità organizzativa e tempestività nelle risposte;
  • trasparenza nella determinazione dei corrispettivi;
  • attenzione alla formazione continua, per poter affiancare i clienti di fronte a sfide sempre nuove;
  • network di collaborazioni, con particolare promozione dell’engagement femminile;
  • conoscenza e etica dell’utilizzo di strumenti alternativi di risoluzione delle controversie (negoziazione assistita, mediazione ….);
  • interesse e approfondimento del legal design, per un approccio al diritto sempre più inclusivo, trasparente, comprensibile, semplice.

RESPONSABILITA’ AMBIENTALE

Per ultimo, sostenibilità ambientale, non perchè sia meno importante, ma solo perchè, come detto sopra, l’impatto ambientale di questa attività professionale è modesto. I comportamenti quotidiani concreti e le scelte organizzative a rispetto dell’ambiente ad oggi adottati sono:

  • adozione di sistemi di archiviazione digitale;
  • uso di carta riciclata per la stampa (effettuata solo se necessaria) e stampa fronte-retro come standard;
  • raccolta differenziata e riciclo di tutti i materiali riutilizzabili;
  • ristrutturazione dell’impianto di riscaldamento dello studio con elettrovalvole per un risparmio energetico a fronte di utilizzi differenziati dei locali nel tempo.

Contribuire, con il proprio lavoro quotidiano e per quanto può ciascuno di noi, a trasformare il nostro mondo è assunzione doverosa di responsabilità sociale anche da parte dei professionisti. In tal modo potremo contribuire concretamente, ciascuno con la propria attività anche professionale, a generare quella prosperità condivisa in un mondo sostenibile nelle c.d. cinque P indicate dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership.  

Nell’ambito di un contratto di mediazione, il mediatore deve comunicare alle parti le circostanze a lui note, relative alla valutazione e alla sicurezza dell’affare, che possono influire sulla conclusione di esso.

Così ha riaffermato anche la Corte di Cassazione, da ultimo, con la sentenza n.20512 del 29 settembre 2020, sottolineando l’onere di diligenza del mediatore, all’interno di un contratto di mediazione immobiliare, di informare le parti delle circostanze a lui note che possono influire sulla sicurezza dell’affare, tra cui rientra anche, per quanto interessava in questo caso, la capacità patrimoniale delle parti.

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